Digiunare
Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo “fame” e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.
Sant’Agostino, con finezza spirituale, lascia intravedere la tensione tra il tempo presente e il compimento futuro che attraversa questa custodia del cuore, quando osserva che: «Nel corso della vita terrena compete agli uomini aver fame e sete di giustizia, ma esserne appagati appartiene all’altra vita. Gli angeli si saziano di questo pane, di questo cibo. Gli uomini invece ne hanno fame, sono tutti protesi nel desiderio di esso. Questo protendersi nel desiderio dilata l’anima, ne aumenta la capacità» (S. Agostino, L’utilità del digiuno, 1, 1). Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene.
Tuttavia, affinché il digiuno conservi la sua verità evangelica e rifugga dalla tentazione di inorgoglire il cuore, dev’essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà. Esso domanda di restare radicato nella comunione con il Signore, perché «non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio» (Benedetto XVI). In quanto segno visibile del nostro impegno interiore di sottrarci, con il sostegno della grazia, al peccato e al male, il digiuno deve includere anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio, poiché «solo l’austerità rende forte e autentica la vita cristiana» (San Paolo VI).
Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.
Leone XIV
Domenica 8 marzo, alle ore 10:30, Santa Messa in occasione del V anniversario della salita al cielo di don Antonio Anastasio. Segnaliamo un’intervista a don Jacques che ha condiviso con lui gli ultimi anni di sacerdozio e di missione. Leggila qui
19 marzo, ore 19:00, presso la Parrocchia Sant’Angela Merici (Via Cardinale Cagliero 26), «Di me ha cura il Signore», veglia proposta dalla Caritas decanale.
22 marzo, Domenica in oratorio. A breve il programma e il form per iscriversi.
23 marzo, ore 19:30, presso il museo diocesano (piazza San Eustorgio 3), visita al capolavoro di Hans Memling «La Crocifissione», con introduzione della Dott.ssa Nadia Righi, direttrice del museo. Clicca qui per consultare la locandina e le modalità di iscrizione.
24 marzo, alle ore 18:45, presso la Basilica Santa Maria della Passione (via Bellini 2, angolo Via del Conservatorio), veglia di preghiera Più forti dell’odio, in memoria dei martiri dell’Algeria. Al termine della veglia è possibile partecipare alla visita guidata della mostra Chiamati due volte. Scarica qui l’invito.