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Ricordando Ivano

Carissimi amici,
oggi abbiamo celebrato le esequie di un parrocchiano storico, Ivano Vaglia, che ha attraversato i quattro parroci che mi hanno preceduto. La nostra chiesa, come detto da don Angelo Cazzaniga, coadiutore storico e da don Leone, il parroco che mi ha preceduto, che erano presenti alle esequie, è ricca dei simboli che lui ha amorevolmente ideato e costruito. E’ stato ricordato il suo impegno negli anni passati nelle attività teatrali e nell’oratorio. In tempi recenti lo avete conosciuto tutti attraverso le “pillole” che scriveva sul Sancarlino. Un requiem ed un ringraziamento per Ivano!

Vi ricordo che Venerdì 4 alle ore 17.00 presiederò la Santa Messa per i defunti al cimitero di Bruzzano. e la Domenica 6 invece, in occasione della Festa Patronale, proponiamo un pranzo comunitario al quale però occorre prenotarsi al seguente link.

Buon proseguimento della settimana del Santi, della commemorazione dei cari defunti e della solennità di san Carlo.

don Jacques

Con questa newsletter vogliamo segnalarvi il testo dell’Omelia, particolarmente a tema in questa settimana di celebrazioni per le Solennità dei Santi e dei Defunti, tenuta da mons. Camisasca in occasione della visita nella nostra Parrocchia lo scorso 17 settembre.

Cari fratelli e sorelle,
la pagina del vangelo che abbiamo ascoltato ci apre degli sguardi molto importanti per conoscere chi è veramente Gesù. Innanzitutto Gesù dice di se stesso: io sono venuto perché sono stato mandato dal Padre, quindi se noi vogliamo arrivare a Dio dobbiamo entrare in rapporto con Gesù, perché Gesù è venuto proprio per questa ragione, per farci conoscere il Padre.

Non ha una sua verità da dirci, ci dice le parole del Padre, non ha una sua opera da fare ma soltanto quello che il Padre gli ha detto di compiere. E che cosa gli ha detto di compiere? Di diventare uomo affinché nella sua umanità appaia a tutti chiaro qual è il volto di Dio e perché gli uomini finalmente possano conoscere nel suo volto, nelle sue parole, nelle sue azioni il volto, le parole e le azioni stesse di Dio.

Per questo Gesù dice: non sono io che do testimonianza di me stesso, ma è il Padre che mi dà la più grande testimonianza, perché Lui mi ha inviato e, attraverso le mie parole e le mie azioni, voi potete conoscere chi sono. Dunque, fratelli e sorelle, dobbiamo conoscere le parole di Gesù e dobbiamo conoscere le azioni di
Gesù, dobbiamo conoscere le parole che ha detto nella sua vita terrena e le parole che ha detto nella storia della chiesa, dobbiamo conoscere le azioni che ha fatto nella sua vita terrena e ciò che ha compiuto attraverso il suo spirito nei duemila anni e più che sono intercorsi dalla sua nascita e dalla sua salita al cielo.

Conoscere Gesù per conoscere chi è Dio, questo è il centro del vangelo di questa sera, e in fondo anche per conoscere noi stessi, per conoscere qual è il nostro destino personale. E Gesù lo ha detto qual è il nostro destino personale: udire la voce di Dio direttamene. In un primo tempo questa ora in cui i morti udiranno la voce si riferisce alla discesa di Gesù agli inferi che sarebbe avvenuta di lì a poche ore, in un secondo luogo questo accenno di Gesù ci riguarda tutti: tutti veniamo chiamati alla vita dalla voce di Dio, tutti veniamo sostenuti nella vita dalla voce di Dio e tutti infine verremo chiamati definitivamente da Lui.

Ecco la grande promessa che è contenuta in questo vangelo: la nostra vita non finisce. Si parla poco di questo, della vita oltre la morte, ma è una verità essenziale per poter condurre bene la vita, perché se tutto si conclude
quando abbiamo sessant’anni, settant’anni, ottant’anni, cent’anni, anche duecent’anni, ma comunque se tutto si conclude, allora che senso ha la nostra vita? Veniamo dal nulla e andiamo al nulla. Invece con la nostra morte non si conclude la vita, la morte non è la fine, la morte è solo una porta che dobbiamo attraversare per entrare nella vita più grande e definitiva.

Questa è la vera notizia da prima pagina dei giornali: che Gesù con la sua morte è venuto a liberarci dalla morte e con la sua vita e resurrezione è venuto a donarci la vita che non finisce. Se la vita non finisce, anche la vita in questo tempo cambia completamente prospettiva: diventiamo più capaci di amare, di perdonare, di accogliere; la vita illuminata dalla fede è una vita potenziata, è una vita più umana, perché tanti desideri e tante ansie vengono relativizzati.

Non ho da compiere tutto adesso e anche se non vinco tutte le battaglie, ho davanti una vita infinita di gioia per potere conoscere me stesso e affermare me stesso. Tutto assume una luce nuova ed è in questa luce che Gesù ci vuole riproporre non solo con questo vangelo ma con questa Eucarestia; l’Eucarestia che celebriamo ogni domenica è il segno presente nella storia degli uomini e della nostra vita settimanale, che la nostra vita ha un destino eterno.

Sia lodato Gesù Cristo.

mons. Massimo Camisasca

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